Al di là dei chilometri e altri pensieri di viaggio

Ho promesso che avrei scritto in inglese, per permettere a un pubblico più ampio di leggere le mie esperienze di viaggio. Credo molto nel valore dell’accessibilità e dell’internazionalità, alla fine credo che i confini (geografici, linguistici, culturali) non siano altro che una costruzione che ci ha permesso di dividere il mondo in categorie e gruppi, linee nette, trasformandole poi in limiti, una scusa per fare la guerra, per creare distanza, per dimenticare quanto sia esteso e vario il mondo.

Ma ci sono dei pensieri che nascono in italiano e hanno il diritto di restare così, in quella che è la mia lingua emozionale, dell’anima. Dallo stomaco al cervello, quel flusso di sensazioni che prendono vita sotto forma di pensiero, scaturiscono nell’unico codice che mi è stato trasmesso alla nascita ed è quindi doveroso lasciarlo intatto e riportarlo qui, su carta digitale, nella sua forma più naturale.

Mercoledì stavo camminando per Berlino e ripensavo al Brasile. Quando attorno è buio e si spengono i colori, fa freddo e non si sente alcun sapore, i rumori sono attutiti dal freddo, dall’atmosfera già dormiente del Nord, ripenso al verde dei grandi alberi tropicali, con radici nodose, l’acqua azzurra ma soprattutto il gorgoglio dell’Oceano, quel rumoreggiare interiore, che sembra arrivare da un punto profondo della terra. Ripenso al colore della frutta sulle cassette al mercato di Gloria, al cielo azzurro abbagliato dal sole di inizio estate e poi i negozi, le strade larghe, i botteghini con abiti, succhi, cibo da strada. Le voci, i palazzi, i colori sbiaditi delle case in Centro. Questa sequenza di immagini mi rigenera, anche solo per un attimo, mi consola e mi riporta un po’ di luce, che qui manca da un po’.
Questo percorso all’indietro mi fa riflettere sul valore del viaggio. Al di là dei chilometri, al di là del numero dei Paesi visti, al di là della destinazione. C’è una dimensione atemporale e aspaziale nell’esperienza di viaggio, che è quella che poi resta dentro di noi e si ricrea attraverso i ricordi, attraverso l’elaborazione di tutte quelle dinamiche e quelle cose di noi che sono cambiate proprio grazie al viaggio.

Il primo viaggio che mi è capitato di studiare è stato quello di Ulisse, nell’Odissea. Un viaggio di ritorno alla patria, un viaggio intenso, pieno di peripezie, un ritorno, un dolore, una fase di vita durata molti anni, nei quali Ulisse cresce, cambia, si evolve. Un viaggio che mette a confronto elementi opposti: la terraferma a Itaca e il mare in cui Ulisse viaggia, il vagabondaggio e l’attracco a una terra natale, la famiglia e la solitudine, il confronto con prove difficili e il comfort di una vita fatta di esperienze attese, conosciute.

Ogni viaggio, qualsiasi forma abbia, qualsiasi connotazione nasconda, traccia una linea nel nostro tempo, scandendo un prima e un dopo, attraverso il quale noi stessi cambiamo, muoviamo un passo più in là, non solo orizzontalmente, ma anche verticalmente. Soprattutto verticalmente, ampliando la consapevolezza, maturando un’esperienza nuova, allargando i confini dell’immaginazione, solleticando la curiosità, confrontandoci con volti nuovi, situazioni sconosciute, che una volta incontrate diventano parte di noi.
Il viaggio è uno spostamento fisico, ma anche psicofisico, metafisico.
Non è solo andare lontano (indifferentemente quanto) con il corpo, ma è andare via da qualcosa che ci è familiare. Allontanarsi da ciò che è conosciuto, forse quasi scontato. Lo spostamento del pensiero, la velocità del movimento, l’inseguimento della nostra paura, ma anche della nostra curiosità, il continuo mettersi alla prova, anche davanti piccole difficoltà, rinfresca il nostro essere vivi, rinnova quel senso di vitalità che ci fa sentire presenti, nel qui e nell’ora, ma ci rende anche consapevoli di un prima e di un dopo, nel quale noi siamo cambiati, ci siamo mossi un po’ più in là rispetto a prima.

Il viaggio in Brasile ha segnato un grande punto di svolta verticale dentro di me. Non voglio dire che il Brasile mi abbia cambiato la vita, né che sia stato un’epifania particolare. Ma le micro e macro reazioni che si continuano a creare dentro di me dopo questa esperienza, il boato di emozioni e nuovi punti di riflessione che sono nati dopo questo grande allontanamento, sono parte di un’esperienza che continua a elaborarsi quasi come per la prima volta ogni volta che la faccio rivivere nella testa e nel cuore. E produce stiracchiamenti mentali ed emozionali unici. Pensare di essere stata così lontana, di aver visto cose così diverse, di aver superato certe paure, di aver toccato una terra così nuova, che il mio corpo in quell’istante è stato in quell’esatto posto, averlo trasformato in uno scenario quasi familiare, aver portato con me souvenir di sentimenti e immagini ancora vivissimi, è qualcosa che prima non c’era e ora invece fa rumore nel prendere vita, ricordo dopo ricordo, fra i pomeriggi buio di questo gennaio berlinese. E mi rende una persona diversa, anche solo per poco, ma sicuramente diversa da quella che era prima del viaggio a Rio.

Il viaggio e il desiderio di viaggiare sono per me il bisogno di creare nuove fette di vita e di esistenza. Spostarmi con il pensiero e con il corpo, saziare la curiosità di scenari nuovi, tornare (perché il ritorno è una parte importantissima del viaggio!) con addosso un tappeto di momenti inediti è un istinto di vitalità e progressione. L’idea di voler andare avanti non solo in orizzontale, sul filo cronologico della vita, ma anche in verticale, sul filo della qualità, della ricchezza non materiale, di un accumulo prezioso di esperienze che ci possano cambiare. Viaggiare per sentire che in questi due fili riesco a individuare le tappe, i momenti di svolta, a dare un senso a ciò che sono, al modo in cui quello che è fuori da me riesce a influenzare quello che è dentro. E che questo mix mi porta a punti e momenti inaspettati, felici, talvolta meno, ma capaci di ricordarmi che nell’essere in movimento, seppur nel più piccolo e impercettibile, sto arricchendo tutta la nostra forma vitale, mentale, fisica.

Per questo, al di là della smania di voler e sentire di dover partire, al di là di un elenco di posti visti, di foto collezionate, di like scambiati sui social media, di racconti tecnici e buone ragioni per visitare certe destinazioni, credo che nell’amore per il viaggio ci sia prima di tutto un bisogno di ritorno a noi stessi, al valore della vita e una celebrazione della curiosità. Ma anche della soggettività, della dimensione interiore. Al di là del conteggio dei chilometri e della condivisione di scatti stereotipati, al di là della dimensione “business” che sembra essersi innescata anche nel mondo e nel modo del viaggio (lungi da me criticarla, anzi. Lo prendo solamente come dato di fatto), credo che la cosa più importante sia quella di condividere un’esperienza, più di una facciata. Perché è nell’esperienza del viaggio che il viaggio si realizza e ci cambia. Essere nel viaggio, nello spostamento, nel restare in silenzio davanti a tutti gli effetti che si scatenano dentro di noi. Nel viverli prima della partenza, durante l’esperienza, nel rielaborarli subito dopo il ritorno, a mesi dal ritorno, prima di una nuova partenza. Che è questo a fare la differenza.

2 thoughts on “Al di là dei chilometri e altri pensieri di viaggio

  1. Hai perfettamente ragione, ci sono pensieri che nascono dal profondo e lo fanno senza progettazione. Sono spontanei e vanno espressi a tutto tondo. In questo caso solo la tua lingua natale ti avrebbe permesso di regalarci emozioni così belle! Ogni viaggio ci segna, ogni viaggio si prende e ci dona una parte nuova di noi! ❤

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  2. Per me viaggiare è la necessità di scoprire cose nuove e vivere quelle emozioni sulla mia pelle. Il viaggio non è lo spostamento in sé, quanto il ricordo del cibo di strada sulle bancarelle, delle chiacchierate improvvisate in un mix di lingue diverse, del tramonto esotico e della sabbia sotto i piedi. Puoi anche fare tutto senza uscire dalle tue abitudini, scegliendo un villaggio dallo stile italiano, ma sono due stili diversi. Uno è il viaggio e l’altra è una vacanza.

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